Bonconte – Un’acqua c’ha nome l’Archiano

Purgatorio, Canto V

“…Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;

Incontro con le anime dei morti per forza (22-63)

I penitenti, spiegano, furono tutti morti per forza e peccatori fino all’ultima ora, quando si pentirono delle loro colpe e morirono in grazia di Dio.
Colloquio con Bonconte da Montefeltro (85-129)

Doré, Morte di Bonconte

Doré, Morte di Bonconte

Si presenta Bonconte da Montefeltro, la cui vedova non si cura di lui sulla Terra, per cui il penitente va con la fronte bassa. Dante gli chiede quale circostanza fece sì che il suo corpo non fosse mai ritrovato dopo la sua morte nella battaglia di Campaldino: il penitente risponde che ai piedi del Casentino scorre un fiume di nome Archiano, che nasce in Appennino e sfocia in Arno. Qui Bonconte arrivò con la gola squarciata, a piedi e sanguinante, e prima di morire si pentì nominando Maria: una volta morto, la sua anima fu presa da un angelo, mentre un diavolo protestava perché, a causa del suo tardivo pentimento, non poteva portarlo all’ Inferno. Il demone infierì però sul suo corpo: Bonconte spiega che nell’atmosfera si raccoglie l’umidità che si trasforma in pioggia a causa del freddo, per cui il diavolo usò il suo potere per scatenare una terribile tempesta che coprì di nebbia tutta la pianura e riversò una gran quantità d’acqua a terra. Il suolo non la poté assorbire tutta ed essa riempì i fossati confluendo poi nei fiumi, fino all’Arno; le acque dell’Archiano, con la sua corrente rapinosa, trascinarono via il corpo di Bonconte nell’Arno, sciogliendo il segno della croce che lui aveva fatto in punto di morte, quindi il suo cadavere fu seppellito sul fondale del fiume.

 

Testo

Noi fummo tutti già per forza morti,
e peccatori infino a l’ultima ora;
quivi lume del ciel ne fece accorti,                                  54

sì che, pentendo e perdonando, fora
di vita uscimmo a Dio pacificati,
che del disio di sé veder n’accora».                               57
……………………………………………
Poi disse un altro: «Deh, se quel disio
si compia che ti tragge a l’alto monte,
con buona pietate aiuta il mio!                                        87

Io fui di Montefeltro, io son Bonconte;
Giovanna o altri non ha di me cura;
per ch’io vo tra costor con bassa fronte».                     90

E io a lui: «Qual forza o qual ventura
ti traviò sì fuor di Campaldino,
che non si seppe mai tua sepultura?».                        93

«Oh!», rispuos’elli, «a piè del Casentino
traversa un’acqua c’ha nome l’Archiano,
che sovra l’Ermo nasce in Apennino.                            96

Là ‘ve ‘l vocabol suo diventa vano,
arriva’ io forato ne la gola,
fuggendo a piede e sanguinando il piano.                   99

Quivi perdei la vista e la parola;
nel nome di Maria fini’, e quivi
caddi, e rimase la mia carne sola.                                102

Io dirò vero e tu ‘l ridì tra’ vivi:
l’angel di Dio mi prese, e quel d’inferno
gridava: “O tu del ciel, perché mi privi?                        105

Tu te ne porti di costui l’etterno
per una lagrimetta che ‘l mi toglie;
ma io farò de l’altro altro governo!”.                               108

Ben sai come ne l’aere si raccoglie
quell’umido vapor che in acqua riede,
tosto che sale dove ‘l freddo il coglie.                           111

Giunse quel mal voler che pur mal chiede
con lo ‘ntelletto, e mosse il fummo e ‘l vento
per la virtù che sua natura diede.                                   114

Indi la valle, come ‘l dì fu spento,
da Pratomagno al gran giogo coperse
di nebbia; e ‘l ciel di sopra fece intento,                        117

sì che ‘l pregno aere in acqua si converse;
la pioggia cadde e a’ fossati venne
di lei ciò che la terra non sofferse;                                 120

e come ai rivi grandi si convenne,
ver’ lo fiume real tanto veloce
si ruinò, che nulla la ritenne.                                          123

Lo corpo mio gelato in su la foce
trovò l’Archian rubesto; e quel sospinse
ne l’Arno, e sciolse al mio petto la croce                     126

ch’i’ fe’ di me quando ‘l dolor mi vinse;
voltòmmi per le ripe e per lo fondo,
poi di sua preda mi coperse e cinse».                         129

Parafrasi

Noi tutti siamo stati uccisi violentemente e siamo stati peccatori fino all’ultima ora; in punto di morte una luce del cielo ci illuminò la mente,

cosicché, pentendoci e perdonando, uscimmo fuori dalla vita in grazia di Dio, il quale ci strugge nel desiderio di vederlo».
………………………………………………
Poi un altro disse: «Orsù, ti auguro che si realizzi quel desiderio che si spinge su per l’alto monte; tu con buona pietà aiuta il mio!

Io fui uno di Montefeltro e mi chiamo Bonconte; né la mia vedova Giovanna né gli altri miei congiunti si curano di me, per cui io mi vergogno fra queste anime».

E io a lui: «Quale forza o caso fortuito ti trascinò fuori da Campaldino, così che il tuo corpo non fu mai ritrovato?»

Lui rispose: «Oh! Ai piedi del Casentino scorre un torrente chiamato Archiano, che nasce in Appennino presso l’Eremo di Camaldoli.

Nel punto dove si getta in Arno e perde il suo nome, arrivai io con la gola trafitta, fuggendo a piedi e insanguinando la pianura.

Qui persi la vista e la parola; morii pronunciando il nome di Maria e caddi, e rimase solo il mio corpo.

Ora ti dirò la verità e tu riferiscila ai vivi: l’angelo di Dio mi prese, e quello d’Inferno gridava: “O tu del cielo, perché mi togli ciò che mi spetta?

Tu porti via la parte eterna (l’anima) di costui per una lacrimetta che me la toglie; ma io riserverò ben altro trattamento al corpo!”.

Tu sai bene come nell’atmosfera si raccolga quel vapore umido che ridiventa acqua, non appena sale dove è più freddo.

Quel diavolo unì la sua volontà malvagia, che cerca solo il male, con l’intelletto, e mosse il fumo e il vento grazie al potere che la natura gli ha concesso.

Poi, appena calò il sole, coprì di nebbia tutta la pianura da Pratomagno fino alle alte vette dell’Appennino; e rese il cielo soprastante gonfio di umidità,

tanto che questa si trasformò in pioggia; essa cadde e ciò che la terra non riuscì ad assorbire riempì i fossati;

e quando confluì ai corsi d’acqua, si riversò verso l’Arno tanto velocemente che nulla poté arrestarla.

L’Archiano rapinoso trovò il mio corpo morto sulla foce e lo spinse nell’Arno, sciogliendo la croce

che avevo fatto sul mio petto con le braccia quando fui giunto alla fine; mi fece rotolare per le rive e sul fondale, poi mi seppellì coi detriti che aveva trascinato».

 

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fonire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o clicchi su "Accetta" permetti al loro utilizzo.

Chiudi