Maiella in bianco

A cura di Marta Grassilli, Chiara e Meryem Peri

Eravamo in 43 un quel della Majella.. dai 3 anni e mezzo ai vari ‘anta che frequentano le nostre gite, passando per un manipolo di ragazzi, questa volta veramente numeroso! Un gruppo allegro ed entusiasta, in molti casi alla prima esperienza con le ciaspole, in altri di grande esperienza (si è unito anche il gruppetto dei 5 scialpinisti che sono partiti la mattina alle 6 per salire sul monte Rapina). La competenza della cooperativa Majambiente che ci ha accompagnato, l’entusiamo di Euguenio e Giuliana per la “loro” Majella che ci fanno conoscere ogni anno da punti di vista diversi, contemplando comunque sempre anche la parte culturale (quest’ anno con la visita dell’abbazia di San Clemente in Casauria), la simpatia e l’accoglienza dell’albergo che ormai da anni ci ospita a Caramanico, il tempo bello di sabato e, sorprendentemente non piovoso, di domenica, la cena conviviale, molto goduta perchè buonissima, in compagnia e.. offerta dopo il trekking in notturna di un paio d’ore.. hanno reso questo week end, veramente apprezzato!
Marta. “Mannaggia alla Majella”, diceva sempre la mia maestra delle elementari, abruzzese di origine. Ci sono voluti svariati decenni perché avessi l’opportunità di dare una concretezza a quel nome e rendere giustizia a un luogo così ricco di fascino, di natura e di storia. Per mia figlia Meryem era la prima volta sulla neve (se escludiamo l’imbiancata di Roma qualche anno fa) e per me… quasi. La gita è stata decisamente riuscita, grazie ai DdG straordinariamente appassionati e al contributo della cooperativa Majambiente, che ha brillato per competenza, simpatia e cura del dettaglio. Di questo fine settimana in Majella mi è rimasto nel cuore il bivacco, con il fuoco acceso per aspettarci.

Chiara.
Credo che un simbolo più efficace dell’accoglienza e dell’ospitalità non potrei immaginarlo. Non un punto di ristoro professionale, con tutti i comfort dei rifugi alpini. Piuttosto un posto essenziale, che per essere pronto richiede sforzo, impegno, fatica da parte di chi deve affrettare il passo, con le vettovaglie in spalla, per essere lì in tempo. Mentre scendevamo scivolando per la via più breve, sotto la pioggia che alla fine è arrivata, con la sagoma di mia figlia in lontananza accanto agli altri bambini, pensavo che davvero l’ospitalità la fanno le persone e non il posto fisico. Prima di lasciare la parola a Meryem, vi confesso anche che sentire Eugenio parlare del “nostro Appennino” con un orgoglio schivo e privo di retorica mi ha commosso. Mi sono scoperta una specie di “invidia delle radici”. Non credo che arriverò mai a rammaricarmi di appartenere a una metropoli che, proprio in quanto tale, è di nessuno e di ciascuno allo stesso tempo. Ma con tutto ciò credo l’amore per una montagna, un torrente, una valle, un bosco – condiviso con un manipolo e non con milioni di altri esseri umani – possa essere una ricchezza per lo spirito che è bello respirare nella vita degli altri.

“Della gita alla Maiella mi è piaciuto molto l’albergo: la colazione, buonissima, le chiavi, che avevano una forma strana, e tutti gli amici che c’erano là. Ma la cosa più bella di tutte è stata la passeggiata sulla neve. Era la prima volta che passeggiavo sulla neve ed ho scoperto che è davvero divertente. Mi sono piaciute anche le ciaspole, perché le avevamo di tanti colori diversi: a me non piace un colore solo!”. Meryem, 7 anni.

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