Laudato sì (di Fabrizio Farroni)

Cari amici, appena tornati dal raduno intersezionale al Terminillo organizzato dalla nostra sezione, colgo l’occasione di questo editoriale per condividere con voi alcune riflessioni scaturite dalla lettura, ancora poco approfondita, dell’enciclica di Papa Francesco, Laudato si’, che è stata anche utilizzata nelle riflessioni serali del trekking estivo e della settimana di pratica alpinistica.

Credo sia la prima volta che un papa affronta con forza e determinazione il tema della cura della nostra casa comune, il nostro pianeta e i temi del rispetto dell’ambiente e del disagio sociale sempre più crescente che l’inquinamento e lo sfruttamento spregiudicato delle risorse naturali sta causando all’umanità. Basta leggere le prime pagine per trovarsi di fronte ad un’analisi puntuale ed esaustiva di quanti danni sta causando il riscaldamento globale e l’iniqua distribuzione delle ricchezze del pianeta.

Ciò che mi ha colpito è notare quanti di questi temi sono a cuore anche della nostra piccola associazione!

Pur nelle diversità di opinioni, l’anno scorso abbiamo dedicato una serata al tema dell’acqua, bene comune, abbiamo potuto constatare da soli in questa infuocata estate, il disagio di un caldo che è sembrato innaturale, abbiamo visto con i nostri occhi il ritirarsi dei ghiacciai che nel corso del mese di luglio e agosto hanno costretto alla chiusura alcuni percorsi sulle nostre cime più alte, chiusure sperimentate in diretta da alcuni di noi sul Monte Bianco.

Invito allora tutti a leggere con attenzione le parole del Papa, in particolare quando lancia un accorato appello all’umanità intera e a interrogarci, su cosa possiamo fare per la cura dell’ambiente, suggerendo a tutti noi di adoperarci per il bene comune:

“Tutti pos­siamo collaborare come strumenti di Dio per la cura della creazione, ognuno con la propria cul­tura ed esperienza, le proprie iniziative e capacità”

E, verso la fine dell’enciclica incita tutti ad adottare uno stile di vita sobrio e semplice:

“Una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. È un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo”

“ La sobrietà, vissuta con libertà e consapevolezza, è liberante. Non è meno vita, non è bassa intensità, ma tutto il contrario. Infatti quelli che gustano di più e vivono meglio ogni momento … imparano a familiarizzare con le realtà più semplici e ne sanno godere”

In quale modo la Giovane Montagna può dare il suo contributo? Sicuramente le nostre serate e le nostre iniziative sono tutte rivolte a vivere giornate nella natura, con consapevolezza e rispetto in uno stile semplice e sobrio. Abbiamo molte volte contribuito al rispetto dell’ambiente naturale anche con la pulizia di alcuni sentieri e negli anni è cresciuta la consapevolezza di essere pellegrini in cammino, insieme agli altri, sui sentieri della Francigena, delle nostre montagne e della vita. Sempre organizzando attività semplici che richiedono solo la voglia di camminare e di condividere con altre persone frammenti delle nostre storie.

Chiudo queste brevi considerazioni con la fresca memoria del raduno al Terminillo appena concluso. Abbiamo terminato le nostre escursioni nel santuario di Poggio Bustone dove San Francesco ha iniziato il suo viaggio verso Roma attraverso la Valle Santa e dove il poverello di Assisi ha dato una delle tante lezioni di umiltà chiedendo pubblicamente perdono per i suoi errori. Un luogo semplice e sobrio, nel quale si vive a contatto con una natura meravigliosa, nella memoria del gesto di San Francesco che sottolinea l’importanza estrema di essere sempre testimoni trasparenti e coerenti delle proprie convinzioni.

Credo che il ricordo di un santo come Francesco, così fortemente richiamato dal Papa che ha voluto non solo chiamarsi come lui, ma anche dare il nome del suo famoso Cantico a questa enciclica, deve incitarci a tenere presente la ricchezza e la modernità del messaggio francescano.

La benevolenza per gli altri, soprattutto per gli ultimi della terra così come l’attenzione a chi rimane indietro nel cammino, l’amore per la natura e la meraviglia per la bellezza del creato sono punti di forza anche della nostra associazione.

Coltiviamoli con cura e contribuiremo, con le nostre piccole iniziative, a lasciare i sentieri della vita e della montagna che percorriamo migliori di come li abbiamo trovati!

Fabrizio Farroni

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