Gran Sentiero Anulare

A cura di Silvia Achilli

Nelle giornate antecedenti a questa gita, dall’altisonante nome “Grande Sentiero Anulare”, il tempo non è stato particolarmente clemente. Le piogge continue hanno dissuaso molti e le previsioni per la domenica hanno ulteriormente convinto alcuni che alzarsi dal letto per affrontare in bici fango e freddo non era una delle migliori scelte. Ma in 13 ci siamo ritrovati alla partenza , deviata alla stazione metro di Ottaviano in quanto le banchine del Tevere erano impraticabili, in una giornata limpida e senza vento.

Una castagnola, un saluto rapido a chi per la prima volta pedalava con noi e si inizia! Tra piste ciclabili un po’ malconce e un sole che man mano ci riscaldava, insieme abbiamo percorso Villa Borghese, Villa Ada e poi lungo strade meno note e un po’ abbandonate, abbiamo percorso tutta la città passando in quelle periferie degradate citate da Papa Francesco, che abbiamo saputo essere passato nella nostra stessa zona nel pomeriggio, andando a visitare il campo profughi a Ponte Mammolo. Una sosta a Ponte Nomentano, un’altra alla Chiesa di Dio Padre Misericordioso a Tor Tre Teste ed un pranzo in un piccolo parco con dei frammenti dell’Acquedotto Alessandrino ci hanno portato a metà della giornata.

Pian pianino chi aveva impegni ha lasciato la compagnia, chi per andare a casa per il pranzo in famiglia, chi per stanchezza ha preferito la metro, chi aveva impegni pomeridiani ma non ha voluto rinunciare ad una pedalata. I rimanenti magnifici 8 si sono quindi potuti godere la grande ed incomparabile bellezza del parco degli acquedotti dell’Appia Antica e della Caffarella arrivando poi al Colosseo e chiudendo la giornata con un buon gelato!

E’ proprio il caso di dirlo: “un manipolo di ardimentosi, sfidando le intemperie ed il fango, con una marcia estenuante ha compiuto il periplo della città eterna”. Una città che abbiamo visto con tutte le sue contraddizioni, piena di parchi verdi, alcuni curati ed altri abbandonati, con bellissimi monumenti nella zona centrale, ma con zone urbane fatiscenti in cui i rifiuti la fanno da padroni. Un percorso che maggiormente curato potrebbe diventare una splendida occasione per una mobilità realmente sostenibile.

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